Blue pale dot

Blue pale dot

Esistono foto che fanno la storia della conquista dello spazio e senza esagerare, dell’umanità. Qui e qui due celebri (qui un’altra per noi importante e simpatica). E poi nella mia personalissima classifica c’è questa (che forse si capisce meglio qui), scattata 25 anni fa esatti.

Nel febbraio del 1990 l’astronomo e divulgatore Carl Sagan chiese alla Nasa di rivolgere la fotocamera di Voyager 1 verso il Sole, da una distanza di oltre 6 miliardi di km, dopo che la sonda aveva completato con successo il suo tour dei due pianeti giganti del Sistema Solare. Nacque un ritratto di famiglia “da fuori”, come mai si era visto prima. Mancano Plutone, troppo piccolo (e poi pure declassato), Mercurio, troppo vicino al Sole e Marte, inondato dai riflessi solari ma gli altri, tra cui la pale blue dot, cioè la Terra, ci sono tutti.

Pochi anni dopo lo stesso Sagan, già autore di Cosmos, la più leggendaria opera di divulgazione scientifica mai realizzata, con testo e serie TV, recentemente aggiornata con successo da Neil de Grasse Tyson, nel volume Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space rifletté sul significato di quel puntino azzurrognolo sbiadito con un testo che qui è accompagnato da questo video.

La traduzione italiana è questa (da Wikipedia):

« Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi si abbia una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto. »

Oggi, 25 anni dopo, Voyager 1 sta per raggiungere i 20 miliardi di km di distanza ed è l’oggetto creato dall’Uomo che più di ogni altro si è allontanato dalla Terra. Porta su un fianco questa placca d’oro (hai visto mai….) ed è regolarmente in contatto con il nostro pianeta a cui manda informazioni sul vento solare, sul campo magnetico e sul campo gravitazionale solare, quest’ultimo ormai quasi nullo, viaggiando placidamente nello spazio interstellare in direzione della costellazione di Ofiuco.

Su quello che potrà essere l’esplorazione spaziale in un futuro non prossimo ho visto un recente e breve video costruito a partire da scorci del Sistema Solare realmente esistenti. Diciamo che mi ha fatto provare un grande rammarico per non esserci, quando sarà.

La voce, tanto per chiudere il cerchio, è di Carl Sagan.