Rischio Sismico

terremoto

(in allestimento)

Nel corso degli ultimi quindici anni e grazie a notevoli progressi scientifici e tecnologici, i servizi tecnici nazionali hanno migliorato molte delle conoscenze relative alla pericolosità sismica del territorio italiano, giungendo, anche sull’onda di eventi diventati tragici, ad un adeguamento delle normative sulla progettazione antisismica delle opere umane, secondo il principio che “il terremoto non uccide, le case che crollano si”.

Così dopo il sisma dell’Umbria-Marche del 1997 è stata pubblicata una nuova tabella (per la verità già esistente ma finita in fondo ad un cassetto) della classificazione sismica dei comuni italiani; dopo la tragedia di San Giuliano di Puglia (2002) sono state prodotte le cosiddette Norme Tecniche per le Costruzioni, le quali, dopo un lungo periodo di gestazione e revisione, sono entrate definitivamente in vigore nel luglio del 2009, dopo il terremoto dell’Aquila. Queste norme tecniche, introducono una novità sostanziale per lo studio in prospettiva sismica che supera le precedenti suddivisioni esclusivamente su base comunale: l’obbligo di stabilire su base geofisica per ogni specifico sito di costruzione alcuni caratteri di amplificazione locale che vengono, in via semplificata, riassunti nelle categorie di suolo A, B, C, D, E, S1, S2, le ultime due più problematiche delle precedenti.

Nell’ambito della delega regionale sulla materia antisismica, gli enti locali, e tra essi la Regione Lazio in maniera particolarmente efficace, hanno adeguato la classificazione sismica del territorio da applicare per fini urbanistici e di pianificazione territoriale, producendo nel 2003 (DGR 766/2003) e poi definitivamente nel 2009 (DGR 387/2009 e DGR 835/2009), lo schema attualmente vigente, nel quale si riconoscono le categorie 1, 2A, 2B, 3A, 3B. E queste sono le massime intensità macrosismiche registrate nella regione.

Parallelamente a ciò, la Regione ha accelerato e incentivato gli studi di Microzonazione Sismica, una procedura di analisi ed interpretazione dei dati esistenti ed acquisizione di nuovi specifici, volta a delimitare aree a comportamento omogeneo sotto il profilo dello scuotimento sismico. E’ infatti verificato che gran parte della responsabilità di un danneggiamento a seguito di un sisma è dovuto alla particolare sequenza stratigrafica del sito in cui ci si trova, una sequenza che variando in alcuni casi a distanze di poche decine o centinaia di metri è in grado di determinare risposte sismiche diverse anche per strutture edilizie geometricamente simili.

La DGR 545/2010 ha obbligato dunque i Comuni del Lazio e i Municipi di Roma Capitale (perché oggi si dice così) a dotarsi di questo studio di microzonazione sismica di Livello 1, distinto da successivi livelli di approfondimento, cosiddetti di Livello 2 e Livello 3 necessari solo sulla base degli esiti del precedente Livello 1.

Facendo seguito a tale delibera sono stato incaricato dello svolgimento di tale studio nei comuni di Rignano Flaminio e nel IV municipio di Roma e, in collaborazione con 2 colleghi geologi (nonché amici), nei comuni di Poggio Nativo, Torrita Tiberina, Filacciano e Sant’Oreste.

Alcuni lavori sono in corso di esecuzione e ultimazione mentre altri sono già stati consegnati ed approvati dai competenti uffici regionali. Eccoli qua.

Rignano Flaminio (Roma) Carta MOPS

Poggio Nativo (Rieti) Carta MOPS

Torrita Tiberina (Roma)

Come accennato, in alcuni casi, a seguito delle risultanze del Livello 1 oppure in assenza dello stesso, si rende obbligatorio lo studio di livello 2 che costituisce un approfondimento semiquantitativo della risposta sismica di sito col quale si producono, mediante abachi, dei parametri numerici di amplificazione locale da confrontare con analoghi valori standard per ciascun comune, contenuti nelle Norme Tecniche per le Costruzioni. Qui c’è la delibera regionale che attualmente regola l’argomento, e qui un esempio di applicazione degli abachi.

E’ chiaro che se questo confronto non dà esito positivo, cioè se l’amplificazione da Livello 2 è superiore a quella prevista dalla normativa, oppure per particolari tipi di opere, riassunte qui, diventa necessario l’approccio analitico quantitativo costituito dal livello 3, una procedura molto più fine, che determina puntualmente i valori di accelerazione al suolo che il progettista strutturale deve attendersi, a partire da un terremoto, atteso in un certo sito, caratterizzato da una certa sequenza stratigrafica.

Tale studio, che per i singoli edifici prende il nome di Risposta Sismica Locale, per fornire i risultati affidabili, necessita di approfondimenti di studio geologico e geofisico più specifici di quelli necessari per i livelli precedenti o per una ordinaria progettazione geologica e geotecnica.

Qui il risultato di un mio studio di RSL rappresentato da uno spettro di risposta dove si osserva l’andamento puntuale dei valori di accelerazione in funzione della frequenza, confrontato con gli spettri standard di normativa da applicare secondo le NTC nei casi più semplici (approccio semplificato). Sottolineo che in questo caso lo studio iniziale secondo l’approccio semplificato aveva prodotto uno spettro corrispondente alla categoria C, mentre lo studio di RSL ha restituito uno spettro più vicino alla categoria D, cioè più cautelativo.