Vesuvio

Vesuvio

D’accordo non è il Vesuvio. Però la foto ha due qualità importanti, la prima è che è proprio bella, la seconda è che rappresenta uno scenario analogo a quello che già è capitato e prima o poi capiterà di nuovo proprio col vulcano che sovrasta la città di Napoli. E anche se non dovessero verificarsi quegli scenari apocalittici che ho visto poco tempo fa in un documentario del National Geographic con un supervulcano in grado di cambiare i connotati dell’intero pianeta in caso di eruzione (a proposito, i documentari americani sono fantastici, ma l’ultimo quarto d’ora di ciascuna puntata va preso con sempre grande cautela perché si tratti di vulcani, alluvioni, tornado, tsunami, terremoti, meteoriti o buchi neri c’è sempre qualcosa di definitivo che incombe sui nostri destini). Dicevo che anche senza supervulcano, il Vesuvio rappresenta una vera e propria spada di Damocle su Napoli e in fondo su tutta Italia, viste le conseguenze che una sua eruzione con annessa colata piroclastica sarebbe in grado provocare. Tanto per dare un’idea, basti ricordare che una colata piroclastica è un fenomeno analogo a quello che devastò Pompei nel 79 d.C. e consiste in un flusso di fango, cenere, gas e aria bollente che scende dai fianchi della montagna a più di 100 km/ora e a oltre 500 gradi di temperatura, forse la più violenta delle manifestazioni della natura. Danni incalcolabili e forse anche inimmaginabili, soprattutto pensando alle dimensioni di sciagure naturali che la memoria storica e televisiva del XX secolo ci ha consegnato. Milioni di persone da sfollare in tempi che è peraltro difficile da prevedere perché l’evoluzione di un fenomeno eruttivo non si stabilisce con analisi di laboratorio (e poi, visti i precedenti, denunciamo i geologi per procurato allarme oppure perché l’allarme non lo danno per niente?, di questo spero di parlare con calma un’altra volta). Insomma una minaccia straordinaria che non è assolutamente da circoscrivere al perimetro del Golfo di Napoli, di cui forse non si comprende appieno la portata (però questa foto aiuta).

E’ inutile sperare che la gestione del potenziale evento distruttivo sia argomento non dico di campagna elettorale ma almeno nell’agenda di qualche politico nazionale. No, anche se in realtà c’è qualcuno che se ne occupa da tempo: sono Marco Pannella e Radio Radicale. Il primo ne parla spesso, quando non e’ in preda ai suoi sacri furori, la seconda permette l’ascolto di quelle iniziative formative e scientifiche che periodicamente si tengono a Napoli e dintorni e che trattano il problema.

Ho selezionato una registrazione recente, la trovate in questa scheda, anche se spulciando nello sterminato archivio della Radio è possibile ascoltare molto di più, anche indietro nel tempo. E in effetti c’è anche il supervulcano….

Ah, il vulcano nella foto si chiama Copahue e sta tra Cile e Argentina. E’ in eruzione da metà dicembre 2012.